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Quando si pensa alle Olimpiadi, la prima immagine che spesso viene in mente è quella dell’allenamento intenso, delle medaglie e della competizione. Ma dietro ogni grande prestazione c’è anche una strategia nutrizionale precisa e altamente personalizzata. Gli atleti olimpici non mangiano “a caso”: quello che scelgono e come lo consumano fa parte di un piano studiato per sostenere energia, recupero e performance ai massimi livelli.
In un contesto così estremo, il cibo diventa “Food for fuel”: alimentazione come carburante per l’energia muscolare, la resistenza e la capacità di recupero dopo sforzi intensi. I principi che guidano la nutrizione degli atleti olimpici sono utili anche per chi pratica sport a livello amatoriale o per benessere.
Cibo nel Villaggio Olimpico: quantità, varietà e personalizzazione
Nei villaggi olimpici, come quelli delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, il cibo è organizzato per soddisfare le esigenze di migliaia di atleti, con menù pensati per fornire energia, nutrienti e piacere nel mangiare.
Le mense sono strutturate in stazioni dedicate ai macronutrienti:
- quella dei carboidrati (il più affollato), dove è possibile trovare pasta di molti tipi, riso, patate, focacce e pizza
- quella delle proteine, con secondi di carne, pesce, uova, formaggi e alternative adatte alle diverse culture alimentari
- opzioni dedicate a diete speciali (vegane, senza glutine, senza lattosio).
In una singola giornata possono essere distribuiti migliaia di pasti, con quantità impressionanti: ad esempio oltre 450 kg di pasta e 3.000 uova servite ogni giorno per i Giochi del 2026, a testimonianza delle esigenze nutrizionali estremamente elevate di questi atleti.
Carboidrati “re” della tavola olimpica
Nei contesti olimpici moderni, i carboidrati svolgono un ruolo centrale nella dieta di molti atleti, specialmente in quelli di sport di resistenza o con elevato dispendio energetico. Piatti come pasta, pizza e riso non sono solo “piatti locali”: per un atleta in gara rappresentano fonti di energia costante e immediatamente disponibili per sostenere allenamenti e competizioni.
Gli esperti sottolineano inoltre l’importanza di mantenere un equilibrio tra energia e nutrienti: consumare abbastanza carboidrati permette ai muscoli di lavorare al massimo e di utilizzare anche le proteine per il recupero strutturale e non solo energetico.
Personalizzazione, cultura e comfort a tavola
La nutrizione olimpica non è solo “cibo funzionale”, è anche una questione di comfort psicologico e culturale. Molte delegazioni portano nei villaggi piatti tipici della propria tradizione per aiutare gli atleti a sentirsi a casa e mantenere abitudini alimentari familiari. Per esempio, il team olimpico coreano organizza consegne quotidiane di pasti a base di riso, zuppe e piatti tradizionali come kimchi, preparati sotto la supervisione di nutrizionisti per assicurare coerenza con il piano alimentare e con il benessere psicologico degli atleti.
Questo approccio evidenzia che nutrizione, cultura e comfort emotivo possono coesistere anche ai massimi livelli dello sport.
Quanto e come mangiano gli atleti olimpici?
Al di là dei piatti specifici, quello che emerge dai dati nutrizionali sugli atleti di élite è che non esiste una sola dieta universale: il fabbisogno energetico e nutrizionale dipende dallo sport, dal sesso, dall’età e dalla fase della preparazione.
Generalmente, gli atleti di alto livello devono assumere grandi quantità di energia per sostenere allenamenti intensi e frequenti, con un equilibrio bilanciato tra:
- carboidrati, per energia immediata
- proteine, per la riparazione e crescita muscolare
- grassi, per favorire sazietà e assorbimento di vitamine liposolubili.
Anche micronutrienti come ferro, vitamina D e antiossidanti sono importanti per supportare il sistema immunitario, la salute ossea e il recupero dallo sforzo.
Cosa possiamo imparare dagli atleti olimpici
La nutrizione olimpica ci ricorda alcuni principi chiave che valgono per tutti:
- personalizzazione: non esiste un unico schema valido per tutti; l’alimentazione deve essere adattata al tipo di attività, agli obiettivi e alle esigenze individuali
- equilibrio di nutrienti: non si tratta solo di quantità, ma di qualità e distribuzione dei carboidrati, proteine, grassi e micronutrienti
- inclusività e cultura: la familiarità e il comfort a tavola possono favorire la soddisfazione e lo stato psicologico, fattori importanti quanto il contenuto calorico di un pasto.
Anche per chi si allena a livello amatoriale o per benessere, questi principi sono utili: comprendere quando e come bilanciare i nutrienti, organizzare i pasti in relazione all’attività fisica e valorizzare la qualità della dieta può fare la differenza nella performance quotidiana e nella salute a lungo termine.
La nutrizionista sportiva di Quadra Medica
Presso Quadra Medica è disponibile la consulenza della Dott.ssa Nicole Lievore, biologa nutrizionista, PhD, specializzata in nutrizione sportiva.
La Dott.ssa Lievore è laureata in Scienze Biologiche e in Biologia Molecolare e Applicata – indirizzo Biosanitario e della Nutrizione, presso l’Università degli Studi di Firenze. È abilitata all’esercizio della professione di Biologo ed è iscritta all’Ordine dei Biologi del Triveneto (Sez. A – Tri_A3324). Ha conseguito la certificazione di Esperto in nutrizione sportiva presso Sanis Academy – Scuola di Alta Formazione in Nutrizione e Integrazione Sportiva e la certificazione Sport Cooking Specialist presso Sanis Cooking.
Ha inoltre completato il Dottorato di Ricerca in Scienze Cliniche e Sperimentali (Curriculum di Scienze Endocrino-metaboliche, nefrologiche e dell’esercizio fisico) presso il Dipartimento di Medicina – DIMED dell’Università degli Studi di Padova, con un focus sulla nutrizione nella donna in menopausa e sulla prevenzione del rischio cardiovascolare.
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